Invalidità civile
Valuta la riduzione della capacità lavorativa negli adulti e, con criteri specifici, le difficoltà persistenti dei minori e delle persone anziane.
Legga la guida alle percentuali →Il medico raccoglie la storia clinica, verifica i documenti e descrive le conseguenze funzionali delle patologie. Il certificato può comprendere la richiesta di invalidità civile, Legge 104 e altri accertamenti pertinenti; la valutazione si svolge a Roma oppure online quando il quadro clinico lo consente.
Il certificato medico introduttivo è il documento sanitario trasmesso telematicamente all’INPS per chiedere l’accertamento dell’invalidità civile, della condizione prevista dalla Legge 104 e degli altri riconoscimenti assistenziali collegati. Il certificato medico per invalidità civile contiene i dati anagrafici, le diagnosi, gli elementi clinici essenziali e le informazioni che descrivono il funzionamento della persona.
La compilazione richiede qualcosa di più di un elenco di patologie. Il medico deve comprendere quali condizioni siano realmente documentate, quanto siano stabili o evolutive e quali limitazioni producano. Una cardiopatia può ridurre la tolleranza allo sforzo; una patologia neurologica può incidere sul cammino, sulla comunicazione o sulle funzioni cognitive; un disturbo psichico può compromettere la continuità lavorativa e la gestione autonoma della giornata.
Il certificato presenta il quadro alla Commissione, che conserva la responsabilità del giudizio. La percentuale di invalidità, la connotazione di gravità prevista dalla Legge 104 e l’eventuale diritto all’accompagnamento vengono stabiliti durante il successivo accertamento.
Quando la richiesta riguarda sia l’invalidità sia la 104, i due accertamenti possono essere indicati nello stesso certificato medico introduttivo. I giudizi restano distinti: la percentuale di invalidità civile e il riconoscimento previsto dall’articolo 3 della Legge 104 seguono criteri differenti.
Durante la visita il medico verifica quali riconoscimenti siano coerenti con la situazione della persona. La scelta viene effettuata sulla base delle condizioni documentate e degli obiettivi della domanda.
Valuta la riduzione della capacità lavorativa negli adulti e, con criteri specifici, le difficoltà persistenti dei minori e delle persone anziane.
Legga la guida alle percentuali →Accerta la condizione di disabilità e l’eventuale connotazione di gravità prevista dall’articolo 3, comma 3.
Legga la guida alla Legge 104 →Seguono criteri sanitari dedicati e richiedono documentazione specialistica capace di misurare con precisione il deficit sensoriale.
L’accertamento previsto dalla Legge 68/1999 descrive le capacità lavorative utili all’inserimento professionale della persona.
Se il quadro suggerisce l’impossibilità di deambulare senza aiuto permanente o l’incapacità di compiere gli atti quotidiani senza assistenza continua, il medico raccoglie e descrive gli elementi pertinenti. La Commissione valuterà se siano presenti l’invalidità totale e i requisiti sanitari specifici per l’indennità.
Una cartella ordinata aiuta il medico a concentrarsi sugli elementi davvero utili. Quantità e ripetizioni non sostituiscono referti aggiornati, leggibili e coerenti con le condizioni da certificare.
Servono un documento di identità valido, tessera sanitaria o codice fiscale e recapiti aggiornati. È utile verificare anche domicilio e residenza, perché nel 2026 il territorio determina quale procedura si applica.
Le relazioni devono indicare diagnosi, gravità, obiettività clinica, terapie e prognosi quando rilevante. Per ogni area clinica è preferibile selezionare il documento più recente e completo.
Esami strumentali, analisi pertinenti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso e relazioni riabilitative aiutano a ricostruire gli eventi principali e l’andamento nel tempo.
L’elenco aggiornato dei farmaci, i trattamenti riabilitativi, l’uso di ausili e l’eventuale supporto di familiari o caregiver chiariscono l’impegno richiesto dalla condizione di salute.
In caso di aggravamento o revisione occorrono il verbale precedente, la convocazione ricevuta e i documenti successivi che mostrano come il quadro sia cambiato o sia rimasto stabile.
Alcune condizioni richiedono misurazioni dedicate: campo visivo e visus per la cecità, esame audiometrico per la sordità, valutazioni cognitive o scale funzionali quando pertinenti.
Un buon documento permette di capire chi ha formulato la diagnosi, su quali elementi clinici si fonda, quanto è grave la condizione e quali conseguenze produce. La data, l’intestazione della struttura e la firma del professionista devono essere leggibili. Le immagini diagnostiche acquistano valore quando sono accompagnate dal relativo referto.
Per le patologie croniche è importante ricostruire l’evoluzione. Una relazione recente può descrivere lo stato attuale, mentre lettere di dimissione o referti precedenti possono chiarire l’esordio, gli interventi effettuati e la risposta alle terapie.
Il tempo necessario dipende dalla complessità del quadro, dal numero di accertamenti richiesti e dalla qualità dei documenti disponibili.
Lo studio verifica il tipo di richiesta, il domicilio, l’età e la presenza di verbali o procedimenti già aperti. Questi dati permettono di scegliere la procedura corretta.
I referti vengono ordinati per area clinica e data. Il medico individua eventuali informazioni mancanti e valuta se servano approfondimenti prima dell’appuntamento.
La visita ricostruisce anamnesi, terapie, autonomia e difficoltà quotidiane. Quando necessario e possibile, comprende l’esame obiettivo pertinente al quadro.
Il medico riporta le diagnosi documentate, seleziona gli accertamenti richiesti e descrive gli elementi clinici e funzionali utili. Nella nuova procedura può allegare la documentazione sanitaria pertinente.
Il certificato viene firmato e trasmesso all’INPS. Il paziente riceve la ricevuta con il numero identificativo e le indicazioni sui passaggi successivi.
La riforma della disabilità è ancora in fase sperimentale e diventerà operativa in tutta Italia dal 1° gennaio 2027.
Nei territori coinvolti, tra cui Roma dal 1° marzo 2026, la trasmissione del nuovo certificato medico introduttivo avvia direttamente la valutazione di base. Il cittadino non deve presentare una successiva domanda amministrativa per gli accertamenti compresi nella riforma.
L’INPS esamina il fascicolo e stabilisce come proseguire l’accertamento. La persona può essere convocata oppure, quando la documentazione consente una valutazione completa e la procedura lo prevede, il giudizio può essere definito sugli atti.
Fino al 31 dicembre 2026 continua ad applicarsi la procedura precedente: dopo il certificato occorre trasmettere la domanda amministrativa all’INPS, direttamente o tramite patronato e intermediari abilitati.
Il certificato utilizzato nella procedura previgente ha una validità di 90 giorni. Se la domanda non viene presentata entro tale periodo, sarà necessario predisporre un nuovo certificato.
Per gli ultrasettantenni non autosufficienti la procedura previgente continua ad applicarsi fino al 31 dicembre 2026 anche nei territori sperimentali, secondo le indicazioni operative pubblicate dall’INPS. Il caso deve quindi essere verificato prima dell’invio.
La scelta dipende dalle esigenze cliniche, dalla qualità dei documenti e dalla possibilità di raccogliere a distanza tutte le informazioni necessarie. La preferenza del paziente viene considerata insieme all’appropriatezza medica.
Consente l’esame diretto, la consultazione contestuale dei documenti e una valutazione più ampia dei quadri che richiedono manovre cliniche o osservazione ravvicinata.
Consulti le sedi di Roma →È adatta quando i referti sono completi, l’anamnesi può essere acquisita in modo affidabile e l’osservazione in video offre elementi sufficienti per la certificazione.
Scopra come funziona la televisita →Il certificato deve essere redatto da un medico abilitato al servizio INPS. Può trattarsi del medico di medicina generale oppure di un altro medico certificatore in possesso dei requisiti previsti.
La percentuale viene stabilita dalla Commissione. Il medico certificatore descrive diagnosi e funzionamento e indica gli accertamenti pertinenti, senza attribuire anticipatamente il risultato.
Sì. Se entrambe le valutazioni sono pertinenti, possono essere selezionate nello stesso certificato. I giudizi resteranno distinti anche quando vengono espressi nello stesso verbale.
Quando il documento è essenziale per sostenere la diagnosi o definirne la gravità, è preferibile acquisirlo prima dell’invio. Nei territori della riforma esiste anche il certificato integrativo per aggiornare specifiche informazioni sanitarie già trasmesse.
In caso di non trasportabilità documentata, il medico invia l’apposita richiesta telematica. Nella procedura previgente deve farlo almeno cinque giorni prima della visita già fissata.
Il certificato permette alla Commissione di valutare un quadro ben documentato. Il giudizio finale dipende dall’accertamento medico-legale e dai criteri previsti per ciascun riconoscimento.
Nel primo messaggio indichi la provincia di domicilio, l’età e se si tratta di una prima domanda, un aggravamento o una revisione. Riceverà poi le istruzioni per condividere i documenti sanitari in modo appropriato.
Descriva brevemente il tipo di assistenza richiesta. Dopo il primo contatto riceverà le indicazioni per condividere referti e dati sanitari attraverso un canale dedicato.
Nel primo messaggio non invii referti o altri dati sanitari. Riceverà le istruzioni dopo il contatto iniziale.